RIFORME LEGISLATIVE / Tutela

affievolita: l’ingiuria diventa un lusso per ricchi ?

E’ recentissima la disposizione di legge (D.Lgs.15 gennaio 2016 n.6 e 7) che ha abrogato il reato di ingiuria, declassandolo a semplice illecito amministrativo punibile con la sola sanzione pecuniaria da un minimo di € 100 ad un massimo di € 8000. Inutilmenterimessa alla Corte Costituzionale da un Giudice di Pace (GdP di Venezia - ordinanza del 24.01.2017), la riforma ha avuto la definitiva consacrazione da parte della Consulta con la pronuncia del 23 gennaio 2019,

depositata il 6 marzo scorso. Con il massimo rispetto per il rigore argomentativo svolto dalla Corte, assolutamente ineccepibile sotto il profilo tercnico-giuridico, non possiamo esimerci da qualche riflessione frutto delle preoccupazioni connesse alla fase applicativa della riforma in argomento.

La prima perplessità consiste nel constatare che, non potendo più la prova della ingiuria subìta fondarsi sulla deposizione sotto giuramento dell’offeso, come avveniva in sede penale prima

della riforma, la prova stessa risulta assai difficoltosa, se non addirittura impossibile, atteso che la fattispecie (ingiuria semplice) si configura nell’offesa dirattamente ad un soggetto che, nella circostanza, può essere anche solo e, quindi, senza testimoni: in questo caso, dunque, la vittima risulta priva di tutela e ben scarso pregio -

ci sia consentito rilevarlo - assume la tesi contraria sostenuta dalla Avvocatura dello Stato nel giudizio dinanzi alla Corte Constituzionale, laddove si è spinta a contrastare l’ineludibile

carenza probatoria conseguente alla depenalizzazione, affermando esservi “altri

mezzi che possono portare all’accertamento della fattispecie, quali quelli previsti dagli artt.228,230,233 del codice di procedurta civile”, ossia la consulenza tecnica che - osserviamo - non è dato comprendere come possa trovare

ingresso nel giudizio civile avente ad oggetto un’ingiuria.

Ciò posto, la riforma, così come configurata, consente di perseguire - attraverso un lungo e costoso giudizio civile - il responsabile dell’ingiuria unicamente allorchè essa siasi avverata

in presenza di più persone (“ingiuria aggravata”), nel qual caso la pena pecuniaria è elevata fino ad un massimo di € 12.000,00 in favore dell’Erario, oltre all’importo che sarà liquidato dal Giudice quale risarcimento in favore dell’offeso.

Duole, a questo punto, constatare l’affievolimento della tutela conseguente alla disposta depenalizzazione, pur essendo l’onore e il decoro personale innegabilmente da iscrivere tra i diritti inviolabili dell’uomo di cui all’art.2 della Costituzione che la stessa Corte Costituzionale ( in precedenti pronunce quali quelle n.38 del 1973 e n.86 del 1974)non ha esitato ad annoverare tra i “beni e i diritti di rango essenziale, assoluto, personale, non patrimoniale,inalienabile,intrasmissibile,imprescrittibile,originario e innato”.

Eliminando la forza deterrente del precetto penale e della condanna fin qui prevista dall’art.594 del codice penale, il legislatore ha - di fatto - consentito ( ci si perdoni l’iperbole)… licenza di offendere alle persone facoltose , indifferenti rispeetto al rischio di dover effettuare l’eborso di qualche centinaio o migliaio di euro, sempre ammesso che la vittima riesca a provare - in causa - l’offesa subita.

A corroborare questo convincimento,ci torna in mente che in materia di codice stradale, al fine di imporre, in maniera efficace, il rispetto del divieto di sosta, vige la disposizione non solo dell’ammenda (che per un ricco può essere ben poca cosa) ma altresì della rimozioine forzata del veicolo !

Se è vero,dunque, che, anche per l‘ingiuria,non possa prescindersi dal farricorso ad un equilibrio tra i rimedi giudiziari di tipo repressivo e le misure deterrenti volte a prevenire l’illecito,

è ragionevole attendersi un ripensamento del Legislatore, specie dopo un periodo di prevedibile fallimentare applicazione della riforma, probabilmente ispirata dall’ intento di sgombrare i nostri uffici giudiziari dai processi

(erroneamente) ritenuti di modesta entità, tale non potendosi considerare quelli riguardanti la dignità e l’onore della persona umana.