SPRECO D’ACQUA / UN PROBLEMA NON PIU’ DIFFERIBILE

 

 

di VINCENZO QUARRACINO*

 

La situazione

Che l’acqua sia una risorsa indispensabile per la sopravvivenza della vita sul nostro pianeta è un dato incontestabile, così come incontestabile è lo spreco nell’uso quotidiano da parte di tutti che,a fronte delcambiamento climatico e della contestuale diminuzione delle piogge, impone una seria riflessione che non si limiti a registrare il fenomeno ma si spinga a prospettare utili rimedi.

Duole constatare che Il rapporto “SOGS 2019” - pubblicato dall’ISTAT sul raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità delle Nazioni Unite (Global Goals) fino al 2030 -  vede l‘ Italia maglia nera, quanto a spreco di acqua potabile. Tra i 28 paesi dell’Unione Europea, infatti, il nostro Paese evidenzia il più alto prelievo di acqua potabile, in ragione di circa 156 mc/abitante nell’anno 2015. Gli stessi dati dicono che, sempre nel 2015, su 9,5 miliardi di mc di acqua per uso potabile prelevati, solo 8,3 miliardi di mc hanno raggiunto la rete di distribuzione e solo 4,9 miliardi di mc hanno raggiunto gli utenti: il che equivale ad un livello di efficienza (rapporto tra acqua erogata e acqua immessa in rete) inferiore al50%.E’ noto che le cause di questo triste primato vanno individuate nelle perdite fisiologiche dovute all’estensione della rete idrica e alla sua obsolescenza con conseguente dispersione, nonchè ai prelievi abusivi, errori di misura dei contatori ecc.

Purtroppo anche in questo settore si evidenzia una differenza Nord-Sud con livelli di efficienza inferiori alla media nazionale, in particolare nella regione Basilicata (43,7%), Sardegna (44,4%), Lazio 47,10%, Sicilia (50%). A ciò vanno aggiunte le irregolarità nel servizio, che vede sempre il meridione con il maggior numero di segnalazioni (65%) e la Calabria come la regione con il maggior disagio (39,6%). Va, infine, segnalato che una famiglia su tre dichiara di non fidarsi dell’acqua del rubinetto.

L’OCSE(Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sostiene che entro il 2050 la domanda globale di acqua aumenterà del 55%e la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) sostiene che entro la stessa data circa due terzi della popolazione mondiale rischia di ritrovarsi a vivere in aree a rischio siccità. Per questo sono in corso studi finalizzati a calcolare l’impronta idricadi un paese, ossia il volume totale di risorsa idrica necessario a produrre i beni ed i servizi utilizzati dai suoi abitanti. La tabella che segue può dare un'idea della quantità di acqua occorrente per la produzione di cibo e prodotti di normale consumo.

Prodotto:

  • Acqua necessaria per produrlo;
  • 1 tazza di caffè;
  • 140 lt;
  • 1 kg di pasta;
  • 200 lt;
  • 1 uovo;
  • 1924 lt;
  • 1 T-shirt di cotone;
  • 2700 lt;
  • 1 hamburger;
  • 2400 lt.

 

Qualche ipotesi di concreto intervento

Per uscire da questa situazione a dir poco critica, in primis bisogna sensibilizzare il singolo cittadino  ad essere più responsabile dei propri consumi, per poi proseguire con un intervento serio e risolutivo sulla rete di distribuzione idrica: si stima che in Europa saranno necessari oltre 20 miliardi di euro all’anno per il revamping delle infrastrutture fino al 2024. Vanno, pertanto, valutate quali tecnologie possano tornare utili e quali i sistemi da adottare per recuperare e riciclare l’acqua, sia per finalità industriale e agricola che per uso domestico. A sommesso parere di chi scrive un intervento possibile potrebbe essere quello di diversificare la distribuzione cittadina dell’acqua in due reti: una di acqua potabile ed una di acqua da destinare ai servizi e per l’irrigazione (acqua proveniente da impianti di riciclo). Il tutto, naturalmente, con un simultaneo   generale ripensamento delle modalità di progettazione dei sottoservizi delle città che preveda la costruzione di cunicoli agevolmente ispezionabili nei quali far passare, ove compatibili, tutte le reti di servizio della città stessa. Tale metodologia oltre ad evitare i continui scavi e danneggiamenti cui sono soggette le sedi stradali per gli interventi di manutenzione e/o di riparazione sugli impianti esistenti o per la realizzazione di nuovi impianti, comporterebbe notevoli economie generali, nonché l’ eliminazione dei disagi per la circolazione.  Una volta realizzato, infatti, il cunicolo potrà essere utilizzatoda chi ha interesse alla distribuzione del servizio con modalità appositamente stabilite da leggi e regolamenti. Si tratta – con ogni evidenza – di innovazioni che potranno essere introdotte, magari utilizzando parte delle risorse europee del recoveryfound disciplinando, fin da subito le nuove urbanizzazioni primarie e le nuove costruzioni, alle quali potrebbe essere imposta la realizzazione di capaci cisterne di raccolta di acqua piovana, da riutilizzare in conformità con la previsione avanti accennata.

 

* ingegnere