In vista di un  auspicato superamento della grave emergenza pandemica e della ripresa dell’attività  giudiziaria, si intensifica, in questi giorni, il dibattito sul processo telematico, la cui utilizzazione generalizzata è, per vero, avversata da larga parte dell’avvocatura, preoccupata da una possibile riduzione del ruolo della difesa costituzionalmente garantito al cittadino sia nel processo penale che in quello civile.e, perciò stesso, dallo snaturamento del rito processuale, fatto di compresenza di parti, avvocati, testimoni e periti dinanzi al giudice (artt.24, 11 Cost.).

 

Sul tema pubblichiamo di seguito l’articolo fattoci pervenire da un  funzionario di un Ufficio giudiziario campano, riservandoci di dare analogo spazio ad ogni altro contributo da parte di addetti ai lavori.

 

                                                                                                Il Direttore


 

UFFICI GIUDIZIARI A RISCHIO MARGINALITA’

 

                                                                                            di  RAFFAELE MEA*

Piero Calamandrei: “Nel giudice non conta l'intelligenza, la quale basta che sia normale per poter arrivare a capire come incarnazione dell'uomo medio, «quod omnes intellegunt»: conta soprattutto la superiorità morale, la quale dev'esser tanta da far sì che il giudice possa perdonare all'avvocato di esser più intelligente di lui.”

Da alcuni anni si assiste ad una lenta, ma inesorabile evoluzione dei provvedimenti adottati a fini di giustizia, ormai ben lontani dalle loro storiche basi di diritto romano e dei suoi mores maiorum ed alquanto diversi dall’impostazione voluta dal Code Napoleon. Si è più volte affermato che lo sviluppo dei traffici e gli effetti della cosiddetta globalizzazione hanno prodotto questa evoluzione, con lo sfilacciarsi di una serie di certezze a fondamento del modo di essere e di atteggiarsi della convivenza civile.

Occorre però procedere ad un’accurata disamina della predetta evoluzione per non incorrere nel facile errore di confondere cause ed effetti indagando le possibili ragioni che hanno condotto ai fenomeni attuali.

Veniamo a ciò che si registra nella pratica commerciale nazionale ed internazionale.

E’ innegabile l’affermarsi di scelte, consacrate anche da provvedimenti legislativi, che affidano la soluzione di controversie, tradizionalmente campo di azione della magistratura, a sistemi alternativi alle aule di giustizia.

Solo per menzionare alcuni considerevoli esempi occorre citare le A.D.R. (Alternative Dispute Resolution) che, nonostante la storica resistenza, negli ultimi anni hanno ottenuto una diffusa accettazione da parte del pubblico in generale

e di autorevoli esponenti delle professioni legali. In effetti, molti operatori del diritto ora chiedono di ricorrere alle ADR, di solito alla mediazione, prima di consentire il processo (la Direttiva europea sulla mediazione del 2008 contempla espressamente la cosiddetta mediazione "obbligatoria" anche senza considerare necessario raggiungere un accordo). La crescente popolarità delle ADR può essere spiegata sulla base del crescente carico di lavoro dei tribunali, della percezione che imponga meno costi rispetto al contenzioso e della preferenza per la riservatezza e il desiderio di alcune parti di avere un maggiore controllo sulla selezione dell'individuo o degli individui che decideranno la loro controversia. Tale orientamento, nei paesi anglosassoni, si registra sin dagli anni '90, nei quali l'uso dell'ADR può definirsi ormai costante. Un altro importante esempio è fornito dal ricorso all’arbitrato, altro metodo alternativo ai un procedimenti giudiziari, che consiste nell’affidamento a uno o più soggetti terzi l’incarico di risolvere una controversia, con una decisione, che prende il nome di lodo, che sarà vincolante per le parti nonché suscettibile di essere eseguita, anche con

esecuzione forzata.

L’arbitrato, largamente utilizzato nella pratica commerciale e per definire velocemente le controversie in ambito societario, ha assunto una notevole rilevanza, con specifico riferimento a vertenze di particolare importanza economica.

Di assoluto rilievo è inoltre la recente istituzione di siti per la risoluzione on line di controversie, uno dei quali istituito dalla Commissione Europea, che ha messo a punto una piattaforma per quelle sorte a seguito di acquisti su internet. Questa piattaforma, chiamata “Online Dispute Resolution” (ODR), può essere utilizzata sia da venditori sia da consumatori, al fine di favorire la

risoluzione stragiudiziale di controversie scaturite dallo shopping elettronico.

Proprio l’ultimo degli esempi citati sta acquisendo un rilievo senza precedenti, per la massiva diffusione di alcuni siti utilizzati da milioni di cittadini per effettuare le proprie transazioni commerciali, quali “e.bay”, “Amazon”, “Alibaba”.

A ciò si aggiunga il sempre più convinto ricorso all’intelligenza artificiale,

che dietro il malcelato fine del miglioramento organizzativo, nasconde probabilmente obiettivi meno nobili, quali la fungibilità dell’intervento umano ed il conseguente inevitabile controllo.

I fenomeni appena descritti rendono sempre più evidente come la definizione dei contenziosi scaturenti dalle innumerevoli transazioni commerciali non coinvolgano più i luoghi deputati da secoli a tale delicatissimo compito: le

aule di giustizia.

Già negli anni scorsi, per effetto dell’enorme sviluppo dei traffici, si era registrato una voluta delocalizzazione della decisione delle controversie, spesso determinata dalla scelta dei Paesi nei quali fosse garantita una definizione più rapida delle predette vertenze.

Si era parlato, al riguardo, di “forum shopping” proprio per rimarcare che al predetto fenomeno fosse inevitabilmente legata anche la conseguenziale scelta di determinare la logistica delle nuove sedi societarie.

Anche la Giustizia aveva preso atto con importanti sentenze della diffusa pratica di

delocalizzazione industriale, dettata dalle predette finalità utilitaristiche e determinata da precisi obiettivi aziendali.

Già nel 2008 la Suprema Corte di Cassazione a SS.UU.

con la sentenza n. 24883 ha espressamente sancito che “L'evoluzione del quadro legislativo, ordinario e costituzionale, mostra l'affievolimento della centralità del principio di giurisdizione intesa come espressione della sovranità statale, accompagnata dalla conforme emersione della  esigenza di   sburocratizzare   la

la giustizia, non più espressione esclusiva del potere statale, ma servizio per la collettività, che abbia come parametro di riferimento l'efficienza delle soluzioni e la tempestività del prodotto-sentenza, in un mutato contesto globale in cui anche la giustizia deve adeguarsi alle regole della concorrenza (si parla infatti di concorrenza degli ordinamenti giuridici). “Il fenomeno del forum shopping testimonia, dunque, il superamento del monopolio statale della disciplina della giurisdizione e delle rigidità

connesse, che appaiono incompatibili con l'avvento della "concorrenza internazionale e sopranazionale degli ordinamenti giuridici". Questa premia la bontà e la celerità del servizio giustizia (attraendo investimenti e shoppers),

quando venga affrancata dai viziosi meccanismi processuali, in cui talora resta intrappolata la giurisdizione.”

Si è parlato, al riguardo anche di un “codice del capitale” e cioè di un diritto che crea ricchezza e disuguaglianze richiamando fondamentali teorie che affondano le proprie radici in opere di straordinari pensatori del recente passato, come

John Rawls con le sue “diseguaglianze immeritate” (A Theory of Justice).

In pratica, si afferma, che la professione forense, soprattutto nei paesi anglosassoni, ha sviluppato alcuni strumenti per privatizzare dei beni comuni e per aggirare i vincoli normativi e fiscali (attraverso la creazione di entità legali fittizie) (Katharina Pistor – The Code of Capital).

Al di là di suggestivi richiami e di facili conclusioni, è innegabile che la Giustizia tradizionalmente intesa abbia perso la sua centralità e non è affatto agevole identificarne le cause, limitandosi allo stato all’esame degli effetti evidenti.

Sono quanto mai attuali, nel contesto appena descritto, le domande fondamentali sulla reale tutela dei soggetti, che non si sostanzi in una mera accettazione tacita di quanto offerto dal sistema giuridico, in quanto il più delle volte denota una negazione sostanziale della predetta tutela. Le difficoltà legate alle contingenze attuali, determinate dai tragici eventi della pandemia in

corso, rendono ancor più evidenti i rischi di marginalità per gli uffici giudiziari, per i quali si rende estremamente necessario un recupero di efficienza ed uno scatto di orgoglio che possa favorire una nuova connotazione del ruolo

che loro compete. La sospensione di buona parte degli adempimenti d’ufficio e la previsione di presidi con ridottissimo numero di personale in presenza, non fa che consolidare i predetti rischi, facendo sorgere legittimi dubbi sulla presunta indifferibilità ed insostituibilità di molte attività giudiziarie.

E’ doveroso, pertanto, proporre alcuni spunti di riflessione.

Si parla, infatti, della centralità della scienza e della sua imprescindibilità, in questo particolare momento storico, da parte dei decisori istituzionali.

Perché non considerare, pertanto, la scienza giuridica e quella organizzativa al pari delle altre discipline scientifiche? Sono anch’esse elementi basilari per le successive scelte strategiche soprattutto in tema di politiche legislative.

Ciò perché, è bene ribadirlo, la funzione giudiziaria, oltre al fondamento costituzionale, risponde ad esigenze etiche e di principio, frutto di secoli di conquiste umane e sociali, che trascendono le apparenti esigenze di celerità.

Centrale, in tale contesto, non potrà che essere un completo rinnovamento di ruolo e funzioni fondato sulla piena consapevolezza della specificità dei propri compiti, che siano vicini e funzionali alle necessità dell’utenza, con un’opera

di costante rendicontazione e conseguente rimodulazione degli approcci sulla base del presidio delle istanze.

Propedeutico a tutto ciò sarà un accurato approfondimento sulle intelligenze relazionali, per affrontare in maniera compiuta le dinamiche interne ed esterne alla Giustizia.

E’ questo il cambio di paradigma per evitare di essere fagocitati dalle nuove modalità vorticose di definizione delle vertenze e soprattutto “bypassati” nelle richieste di giustizia. Il recupero di credibilità dovrà essere determinato da una ricostruita fiducia nella risposta alle domande di

Giustizia. Tempi e modi nuovi del servizio Giustizia, vicini alle necessità dell’utenza con una piena consapevolezza del proprio ruolo in un’ottica che pone al centro delle scelte la propria responsabilità sociale.

Di qui, pertanto, la rendicontazione continua e l’illustrazione compiuta dei provvedimenti adottati, con esplicitazione costante delle motivazioni addotte, al fine di rendere palesi le ragioni alla base delle decisioni, nel pieno rispetto delle norme sulle quali le stesse vengono assunte.

Una modalità che possa garantire i predetti adempimenti potrebbe essere individuata nella definizione condivisa di format di pubblicazione sui siti istituzionali, che agevolerebbero le consultazioni e le verifiche, evitando “zone d’ombra” nella prevista rendicontazione. Il recupero di fiducia ed il ripristino dell’autorevolezza saranno via via garantiti dalla predetta democraticità delle scelte, fondate sul ricorso sistematico alla scienza e sull’innegabile professionalità degli attuali operatori della Giustizia, ai quali però occorrerà richiedere i predetti cambi di prospettiva, ottenendo dagli stessi coerenza nei conseguenziali adempimenti.

 

*Dirigente amministrativo

Corte di Appello di Salerno