UNA SCIALUPPA DI SALVATAGGIO PER IL “SERVIZIO GIUSTIZIA”, “FUORI SERVIZIO” ?

di Mario Romano

Con un documento del 28 maggio u.s, le organizzazioni sindacali, come è loro diritto, sono scese in campo per tutelare gli interessi dei loro rappresentati (nella specie: il personale di cancelleria degli ufffici giudiziari). Lo hanno fatto, per la verità, con toni alquanto polemici e irriguardosi nei confronti della Avvocatura a cui  - in quanto “utenza” - hanno roconosciuto (bontà loro) il diritto di “rivendicare servizi efficienti”, ma non quello di chiedere “particolari modalità organizzative degli uffici e/o di erogazione della prestazione lavorativa”.

   Or bene, il  riferimento all’art.87 del DL 18/2020 richiamato dal Sindacato per invocare il generalizzato utilizzo del lavoro da remoto da parte dei cancellieri “fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologico da covid 19”, impone due brevi osservazioni:

 a) E’ evidente che l’espressione adottata dalla norma citata  è fin troppo generica sotto l’aspetto temporale, dal momento che molto difficilmente si verificherà una dichiarazione ufficiale di cessata epidemia, ond’è che l’ assenza di una siffatta declaratoria comporterebbe  il perdurare della attuale condizione lavorativa sine die.

 b) Con la cd.”Fase 2”, pur non essendosi avverata l’auspicata cessazione di pericolo del contagio  (specia in alcune regioni, tuttora gravemente colpite) è stata, da alcuni giorni, disposta la riapertura di tutti i servizi pubblici  (quali Poste, Banche  ecc.), nonchè delle attività imprenditoriali, commerciali e sportive, sia pure con le dovute cautele, quali la mascherina, il distanziamento sociale ecc., il che rende più che ragionevole la domanda di  un’ analoga “riapertura” degli uffici giudiziari, sia per le udienze che per l’accesso alle cancellerie, naturalmente con modalità da disciplinare adeguatamente, anche con apprestamenti come quelli previsti per altre attività (v.: farmacie) che non hanno mai cessato di operare, pur  svolgendosi a contatto  con il pubblico.

   Del resto, tenuto conto che, non potendosi prevedere il trasloco di fascicoli processuali presso il domicilio dei singoli  cancellieri, risulta inevitabile che il ripristino di una “attività efficiente” non potrà che passare attraverso il ritorno al lavoro in presenza, pur non negandosi l’utilità di quello “da remoto” in determinate circostanze.

   E’ giusto, allora, definire “inopinata” (come fa il Sindacato nel documento del 28 maggio) la richiesta che la Classe Forense ha avanzato a nome dei cittadini di cui,  in assolvimento di un preciso dettato costituzionale, è chiamato a tutelare i diritti ?

   In realtà, ciò che si chiede è semplicemente di ritornare ad esercitare nel luogo deputato a tale esercizio, ossia nella casa della Giustizia, che è tale solo allorchè si realizza una serena e laboriosa compresenza di tutte le sue componenti (forensi, magistratuali e di personale ausiliare) in condizione di pari dignità e reciproco rispetto dei ruoli.

Che fare, allora,nella non creduta ipotesi che  il sacrosanto rientro in casa dovesse esserci ancora, a lungo, negato ?

Respingendo ogni idea di sciopero, le cui conseguenze - com’è noto - ricadono sul cittadino che vede allontanarsi la definizione del giudizio, ritorna in mente che, nell’introdurre la figura del Giudice di Pace, il Legislatore degli anni novanta si pose il problema di pervenire in tempi solleciti alla composizione delle liti giudiziarie.

   Quella riforma (talora, alquanto  travisata nella sua quotidiana applicazione) aveva quale modello l’Ombudsman istituito in Svezia nel 1802, di cui  ampliò il ruolo, dal momento che al “mediatore” svedese era sottratta la funzione di tutela giurisdizionale del cittadino, cosa che, invece, rappresentava e rappresenta finalità preminente del Giudice di Pace italiano.

  Coloro che hanno avuto la pazienza di leggere l’accenno fin qui fatto alla nascita di questo Giudice di prossimità, si staranno chiedendo quale nesso abbia tale figura con la situazione di stallo dei Tribunali, dal momento che la competenza sia per materia che per valore  lo relega ad una sfera di contenzioso minore, riservando quella maggiore al Tribunale.

   Ebbene, la natura di sollecito Conciliatore del Giudice di Pace interviene con una scialuppa, di cui l’Avvocatura è chiamata ad avvalersi, in alternativa al Tribunale tuttora “sospeso”.

    Dinanzi all’Ufficio del Giudice di Pace (che a S.Maria Capua Vetere è stato quasi totalmente riaperto con un recente opportuno provvedimento del Presidente del Tribunale) è, infatti, espressamente prevista la possibilità di pervenire, “in sede non contenziosa” (ossia, non al culmine di un lungo giudizio ma a seguito di un semplice ricorso) ad un “verbale di conciliazione con valore di titolo esecutivo a norma dell’art.185, se la controversia rientra nella competenza del Giudice di pace”, mentre “negli altri casi” (ossia per materia ed oggetto esorbitanti tale competenza - ndr) “il processo verbale ha valore di scrittura privata riconosciuta in giudizio” (così testualmente: art.322 c.p.c.).

   Suscita non poca meraviglia, dunque, constatare lo scarsissimo utilizzo, da parte degli avvocati,  di un simile istituto  del quale è innegabile la natura ben più efficace della media-conciliazione e della negoziazione assistita, laddove esso persegue finalità deflattive del contenzioso  tradizionale ,anche per materie di competenza del Tribunale, i cui rinvii d’ufficio e ritardi si ripercuotono sull’economia delle famiglie e delle imprese, rischiando di determinare  sconvolgimenti sociali dalle conseguenze forse anche più devastanti di quelle provocate dalla emergenza sanitaria, oggi finalmente in via di regresso.

 

    Non ho difficoltà ad ammettere che quella fin qui enunciata, con il 322 cpc, potrà apparire una provocazione (e forse lo è), ma è innegabile che, a ben riflettere, l’articolo in questione probabilmente dovè costituire l’essenza vera della riforma voluta dal Legislatore, con la denominazione di “pace”(accanto al giudice) in alternativa alla “litigiosità” che affolla i nostri Palazzi di Giustizia !