(aggiorn.dic.2015)

 LEGGE TRAPPOLA / Ovvero:correggere  l’uso (distorto) dell’art.1341 del codice civile ?

di MARIO  ROMANO(*)

 

Hanno venduto prodotti inappropriati a persone che forse non sapevano cosa compravano” .

E’ quanto ha affermato il Commissario UE ai Servizi Finanziari Jonathan Hill a proposito della vendita delle obbligazioni subordinate effettuata dalla quattro Banche (Banca Etruria, Cassa delle Marche, Casse di Risparmio di Chieti e di Ferrara) ai loro sprovveduti clienti, rimasti con l’amaro in bocca ed il vuoto in tasca…

“Il gravissimo episodio – ha concluso lo stesso Hill –pone con forza la questione più ampia che riguarda la tutela dei consumatori per i quali servono sistemi che garantiscano che le persone sappiano cosa comprano”.

 

E’ opportuno, aquesto punto, analizzare le modalità con cui i prodotti-carta straccia sono stati venduti.

All’uopo - come nella piùparte delle contrattazioni effettuate da Banche, Società assicurative, Case automobilistiche ecc. - sono stati utilizzati moduli prestampati (dalle Banche) contenenti decine di clausole,sovente scritte a caratteri minutissimi e non adeguatamente evidenziate al cliente che, ad esse, ha aderito con la firma.

 

Com’è noto, per tali moduli (definiti, per questo, contratti per adesione), il Legislatore , proprio per la tutela del contraente più debole, ha previsto (agli artt.1341, 1342 c.c.) che, ai fini della loro validità ed efficacia, le clausole particolarmente svantaggiose per il sottoscrittore, debbano essere specificamente approvate per iscritto.

i contratti di questo tipo, allora, In (apparente?) adempimento di tale precetto, , prevedono che dopo la sottoscrizione delle condizioni generali (a stampa), il cliente apponga una seconda firma sotto la dichiarazione di accettazione delle clausole vessatorie o, comunque, per lui sfavorevoli.

 

Tutto regolare, dunque? Non proprio. La seconda sottoscrizione, infatti - a ben vedere -

assolve, in realtà, la lettera ma non lo spirito della norma sopra ricordata , dal momento che anche la seconda firma risulta apposta in calce ad un prestampato , l’adesione al quale, incorrendo inevitabilmente nel limite di (in)efficacia di cui ai ricordati articoli del codice

civile, non garantisce che la persona sappia ciò che acquista, come suggerito dal Commissario UE nel suo intervento riportato in apertura di queste brevi note.

E’ di ogni evidenza,

dunque, che la modalità con cui la norma

in commento è applicata rappresenti una palese violazione del dettato codicistico e ,ancor più, della Carta costituzionale, laddove (art.47 Cost.) leggesi che “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in ogni sua forma; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito”!

 

Or bene, al di là dell’azione repressiva del reato di truffa, ravvisabile nel comportamento delle

banche, o di alcune di esse, come ipotizzato da qualche Procura della Repubblica con riferimento ai risvolti drammatici di cui ci hanno dato conto gli organi di stampa e fermo restando l’obbligo delle Banche di risarcire le

vittime di questo scandalo, si appalesa urgente

rivedere la disciplina della materia, conferendo effettiva tutela al contraente più debole con

l’introduzione di una orma che faccia obbligo al

rappresentante dell’istituto di credito, autore del contratto a stampa, di rendere concretamente consapevole il sottoscrittore del grado di rischio dell’operazione e prevedere che il cliente debba scrivere di pugno di accettare le clausole a lui sfavorevoli, da elencare con chiarezza, sì da elevare, con ciò stesso, siffatta aggiunta a dignità di valida

espressione di volontà conforme all’espresso dettato di cui al ricordato art. 1342 c.c.

 

Si tratta – senza dubbio - di una piccola, rivoluzionaria riforma di tipo interpretativo , la cui richiesta non solamente viene dall’Europa, ma è imposta dalla nostra millenaria civiltà giuridica alla coscienza di chi, guidando la Cosa pubblica, ha l’obbligo di tutelare la vita dei cittadini e non permettere che i principi costituzionali divengano astratte enunciazioni di diritto, o, peggio ancora, scheletri da relegare nei polverosi armadi del Legislatore.

 

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(*) v.presidente nazionale AssoStampa Forense - già presidente

Ordine Avvocati del Foro diSanta Maria Capua Vetere