(aggiorn.nov.2015)

PROCESSO CIVILE TELEMATICO/ (Molte) CROCI &

(Poche) DELIZIE : I RISCHI DELL’ARCHIVIAZIONE

Analisi del testo legislativo della riforma.

Com’è noto il DPCM 13.11.2014

ha introdotto nuove “ regole per la formazione, l’archiviazione e la

trasmissione di documenti con strumenti informatici e telematici”.

Vale ricordare

che l’art. 4 del decreto legge n.

193/09, ha previsto la individuazione -con

uno o più decreti del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro per

la pubblica amministrazione- delle regole tecniche per l’adozione nel processo

civile e nel processo penale delle tecnologie dell’informazione e della

comunicazione, in attuazione dei principi previsti dal Codice

dell’Amministrazione Digitale (CAD) di cui al D.Lgs. 7 marzo 2005, n. 82.

Or bene, la formulazione legislativa, a dir poco incoerente, porta a prefigurare il Codice

come fonte quasi sovraordinata alla quale dovrebbe darsi attuazione attraverso

leggi ordinarie e regolamenti. Al di là degli evidenti problemi di

coordinamento a livello di sistema delle fonti, pare che un dato non possa

essere messo in discussione e cioè che, fintantoché permarrà lo stato attuale

della legislazione, il CAD e le relative regole tecniche dovranno trovare piena

applicazione anche in ambito di processo civile telematico.

In realtà, prima dell’emanazione del Codice in questione (e comunque

ancor oggi per le fattispecie non regolamentate dallo stesso), era consolidato

l’orientamento secondo cui (Cass. 29.05.2014 n. 12065, In proposito, ci limitiamo a sottolineare tre casi di cui non

sfuggirà il valore emblematico ai fini della difficoltà che ad essi siaccompagneranno:

- il giudizio di appello;

- la prova delegata ex

art. 203 c.p.c.;

- il trasferimento alla sede arbitrale di procedimenti pendenti dinanzi all’autorità giudiziaria previsto dall’art. 1 del decreto legge n. 132

del 2014.

Per quanto riguarda il giudizio di appello, osserviamo che

l’art. 347, III comma, c.p.c. prevede che “il cancelliere…richiede la trasmissione del fascicolo d’ufficio al cancelliere del giudice di primo grado”. Or bene, nel processo cartaceo ordinario il procedimento si risolve nel semplice accesso all’archivio e alla successiva spedizione del

fascicolo (cartaceo). Le cose, tuttavia, mutano radicalmente in presenza di fascicoli che possono essere integralmente telematici, all’interno dei quali possono essere contenuti verbali di udienza, la nota di iscrizione a ruolo e anche la

sentenza, tutti redatti in forma

telematica ed è in tale forma che dovrà essere trasmesso al giudice dell’ impugnazione.

L’assurdo è che, in applicazione dell’art. 347 c.p.c., il

cancelliere del giudice di primo grado dovrebbe poter trasmettere un fascicolo

digitale al cancelliere della corte d’appello e lo dovrebbe poter prelevare da

un archivio digitale che ancora non c’è! Non diversamente potrà accadere per l’assunzione della prova testimoniale ai sensi dell’art. 203 c.p.c. in ordine alla quale

sussistono i medesimi problemi di trasmissione del fascicolo (che potrebbe essere integralmente telematico), e di

allegazione dello stesso alla causa principale: anche in tal caso i problemi conf. a Cass. 15 12.2006 n. 26937). le norme sul documento amministrativo non trovavano automaticamente applicazione nel processo civile, esaurendo i loro effetti nell’ambito dei rapporti con la P.A. e nei relativi procedimenti amministrativi Conservazione documentale e sua ricaduta sul processo civile telematico

Or bene, tra i principi ai quali si dovrebbe dare attuazione nel processo telematico, ci

sarebbero anche quelli previsti dagli art. 43 e 44 del CAD e dalle regole tecniche emanate con il dpcm 3 dicembre 2013, riguardanti l’archiviazione dei documenti civilistici.

E’ sconcertante, allora, scoprire che, nel ditale elaborato dall’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale), uno degli obiettivi per il periodo 2014 – 2020 è il “risparmio in termini

di risorse hardware per l’ archiviazione, in seguito a conservazione documentale”: si tratta – con ogni evidenza – di un obbiettivo che si pone in contrasto con il regolamento UE n. 910/2014 (che entrerà in vigore il1° luglio 2016) esegnatamente con l’art. 3 (comma I, n. 35) che definisce il documento elettronico alla stregua di qualsiasi contenuto adeguatamente conservato in forma elettronica; laddovesiffatta definizione venisse ritenuta immediatamente applicabile anche al documento informatico, e soprattutto al documento informatico processuale,potrebbero porsi addirittura problemi in merito all’esistenza giuridica di un documento non assoggettato a procedimento di conservazione: prima ancora del 1° luglio 2016, infatti, la mancanza di un sistema di conservazione rischia di creare notevoli difficoltà di gestione del processo civile telematico.

potrebbero essere agevolmente risolti attraverso l’adozione di un sistema di conservazione.

In molti uffici giudiziari, il problema viene tamponato

attraverso l’attivazione di una funzionalità di condivisione del fascicolo che permette anche al giudice dell’impugnazione di “vedere” il fascicolo del primo grado, che comunque, in tal modo, continua a non essere conservato a norma di legge e

rimane perennemente visibile come se il procedimento di primo grado fosse ancora pendente.

Un tale espediente mostra, poi, non pochi lati oscuri nel caso di trasferimento alla sede arbitrale di procedimenti pendenti dinanzi all’autorità giudiziaria previsto dall’art. 1 del decreto legge n. 132 del 2014 ex art. 1 d.l. 132/14.

Il secondo comma di tale norma prevede infatti che “il

giudice, rilevata la sussistenza delle condizioni di cui al comma 1, ferme restando le preclusioni e le decadenze intervenute, dispone la trasmissione del fascicolo al presidente del Consiglio dell’ordine del circondario in cui ha sede il tribunale ovvero la corte di appello per la nomina del collegio arbitrale”. Il processo prosegue poi davanti agli arbitri.

Anche di fronte a tale eventualità, dunque, lo stratagemma della condivisione dei fascicoli sarebbe difficilmente utilizzabile nel caso di specie, dal momento che ci si troverebbe in presenza di quattro soggetti (quali i tre arbitri ed il presidente del consiglio dell’ordine), il che comporterebbe un abnorme aumento del traffico dati e la condivisione dei documenti non tra uffici giudiziari ma tra un ufficio giudiziario, il legale rappresentante di un ente pubblico (il presidente del consiglio dell’ordine) e tre avvocati (gli arbitri)…

E’ chiedere troppo, allora, se ci si aspetta un incisivo intervento di armonizzazione, volto a scongiurare le discrasie accennate ?