(aggiorn.nov.-dic.2015)

 PRESENTAZIONE

 

Dopo un ’involontaria interruzione dovuta a problemi tecnici, finalmente risolti con l’intervento amichevole di un esperto armato di grande pazienza e forti capacità,  Giustiziaoggi

riprende il dialogo con i lettori che, da circa venti anni, dimostrano un affettuoso interesse a questa iniziativa editoriale che ha il vanto di essere tra le prime testate di giornalismo forense ad essersi affacciata sullo sconfinato orizzonte web !

In questi giorni di eventi tragici, che minano la pacifica esistenza dell’Europa e non solo (sono ancora nei nostri occhi le stragi negli Stati Uniti e gli atti di guerra subiti dalla Russia), ci piace chiudere l’anno con l’abstract di un articolo(*) di Tommaso Migliaccio, giornalista pubblicista e avvocato del Foro di Bologna. Con la sua analisi sobria e realistica, l’autore affronta i nuovi equilibri che si vanno delineando tra le Potenze del mondo, con al centro il nuovo Stato Vaticano di Papa Francesco, regalandoci una boccata di aria pura di cui si

avverte il bisogno per sconfiggere pessimismo e paura…

Buona lettura, dunque e Buon

Natale!

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(* Trasmesso a Giustiziaoggi,

dopo essere stato già pubblicato sul giornale “Il Popolo” del 9 maggio 2015

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Il TRIANGOLO USA, CUBA e

VATICANO / Lo PSEUDONIMO di DIO nei NUOVI RAPPORTI Di

TOMMASO MIGLIACCIO

Un Papa decisamente innovatore, un Presidente democratico statunitense non wasp (bianco anglosassone protestante), un Castro a capo di Cuba. Non è la crfisi del

missili del 1962 e i protagonisti non sono Giovanni XXIII, il Presidente

cattolico di origine irlandese Kennedy e il Lider maximo Fidel Castro. E non è una forzata scelta di pace basata sul deterrente atomico. Questa volta, nell’anno 2015 si spalanca uno scenario di pace ricercata e voluta, il Papa si chiama Francesco, il Presidente è l’afroamericano Obama, il Castro il più mite fratello Raul. Ma le similitudini tra i due scenari eguagliano e forse superano le differenze.

Ed è arduo credere che ciò avvenga “per caso”, salvo pensare – secondo una

definizione di vaia attribuzione – che “il Caso è lo pseudonimo di Dio quando

non vuole firmare”.

 

Anche se è altrettanto arduo e quasi blasfemo farsi portavoci della Provvidenza sentendoci come Sant’Agostino davanti al bambino che cerca di mettere tutto il mare in una buca e capendo che una mente umana non può contenere il mistero divino…Ma certo si può provare con umiltà a scrutare e interpretare i segni di un disegno più grande…Ripercorriamo brevemente le tappe recenti. In aprile ufficialmente si sono incontrati Obama e Raul al vertice di Panama. Si erano già visti e salutati in Sudafrica, al funerale del leader antiapartheid Nelson Mandela, luogo e tempo anch’essi altamente simbolici. Alle strette di mano che sono subito apparse “non protocollari”, sono seguite le dichiarazioni. Obama ha parlato di “occasione storica” , Raul di “coraggio”. Entrambi hanno preso atto della fine della Guerra fredda e della necessità di voltare pagina.

Alle dichiarazioni di intenti si sono accompagnati impegni precisi:ristabilimento delle relazioni diplomatiche con sospensione dell’embargo in vigore da decenni e Cuba non più considerata sponsor del terrorismo. Non male, se si pensa che cinquanta anni fa le due nazioni erano pronte a scagliarsi addosso reciprocamente delle testate atomiche! In maggio Raul Castro incontra Papa Francesco in Vaticano.

L’incontro dura un’ora . Il Papa latino-americano regala al capo dello Stato latino-americano la medaglia di San Martino, quasi un riconoscimento ufficiale del sincero impegno a favore dei poveri da parte del controverso regime castrista. Insieme, però, alla copia dell’Evangeli Gaudium: la sottigliezza gesuitica non può sfuggire…! Castro ha esplicitamente ringraziato il Papa per il contributo al riavvicinamento tra Cuba e gli Stati Uniti. Al di

là dei ruoli, l’empatia era evidente , così che un commosso Raul – capo di uno Stato ufficialmente ateo – ha affermato :”Se continua così, tornerò alla Chiesa cattolica”. Può essere una “Parigi val bene una messa”, ma anche no; se questa è l’ufficialità, anche se meno ingessata del solito, certamente dietro vi sono ragioni economiche e politiche molto terrene… Caduto il socialismo reale , Cuba ha perso, con il blocco dell’Est, un’importante fonte

di sostegno economico oltre che di appiglio ideologico.

La crisi del regime è palese e serve appoggiarsi ad una figura carismatica come il Papa. Gli anni 90 hanno insegnato come, alla caduta di un Muro, possa seguire il crollo di uno Stato con guerre civili e povertà diffuse (almeno

nell’immediato) e questo vuole essere evitato.

(…)

Tornando all’inizio, dubitiamo che tutto ciò sia frutto del caso ! A loro modo tutti e tre i personaggi coinvolti (Papa Francesco, Obama e Raul

Castro) sono “americani”. Non è e non può essere casuale ciò, così come non può esserlo il fatto che le nazioni

coinvolte non siano tre nazioni “qualsiasi”, ma tre Stati sovrani che,nella Storia, hanno lottato con le unghie e con i denti per la loro sovranità: essi, per l'immaginario collettivo ,rappresentano probabilmente – volendo mutuare la trinità laica della Rivoluzione francese – i valori di Libertà, Uguaglianza e Fraternità. La Dichiarazione d’Indipendenza americana

ricorda che tutti gli uomini sono stati creati liberi; la rivoluzione cubana – con tutti i suoi errori ed orrori – ha rappresentato, per le masse

latino-americane , da secoli oppresse da povertà, sfruttamento dei regimi

autoritari e sanguinari,un momento di riscossa e di rivalsa nel segno della giustizia sociale…

T. M.