(aggiorn.ott.2010 )

PERSONAGGI SCOMODI / BORDIGA

 

 

Dopo aver inaugurato  questa rubrica (v.ante:aggiorn.sett.2010),con il profilo di Errico Malatesta, l’anarchico (nato nella “mia” S.Maria Capua Vetere), mi è tornato alla mente il nome di un altro personaggio, quale Amadeo Bordiga,   cui gli storici ufficiali non sempre dedicano grande spazio, pur essendo stato egli il co-fondatore del Partito Comunista italiano.

Cercando di tracciarne un ricordo, premetto subito che non ho la pretesa di scrivere una pagina di storia, ma  solamente la voglia di colmare,con sincera umiltà e senza alcuno spirito di parte, una lacuna, per approfondire  e  meglio comprendere la genesi di un movimento e la  travagliata coerenza  che ha accompagnato un  uomo fino ai suoi ultimi giorni di vita. Nato ad Ercolano nel 1989, conseguita la laurea in ingegneria presso l’Università Federico II di Napoli, Amadeo Bordiga, divenne l’ispiratore ed animatore della scissione dal partito socialista (Livorno, 1921), dando vita, insieme al moderato Antonio Gramsci, al Partito Comunista d’Italia, poi trasformatosi in Partito Comunista Italiano.

Quale estimatore (ricambiato) di Lenin, il giovanissimo rivoluzionario di pura fede marxista, non era visto di buon occhio dalla componente gramsciana del neo-nato Pci,  decisamente ancorata alle scelte ideologiche della Russia stalinista. La sua posizione marcatamente anti-staliniana lo portò, dunque, ad un’inevitabile emarginazione, culminata con l’espulsione avvenuta nel 1930.

Pur stigmatizzandone le sbandate ideologiche (…), non può, tuttavia, sottovalutarsi il contributo da lui impresso, specie come giornalista,  all’affermazione del comunismo nella società italiana post-bellica.

In questa chiave vanno, infatti, letti gli articoli firmati sulla rivista “Prometeo” e, in particolare, quello dal titolo emblematico  “tracciato d’impostazione” che costituì un vero e proprio riferimento programmatico per il nascente nuovo partito. Ancora più intensa fu, poi, la sua collaborazione (in anonimo) con la testata “Il filo del tempo”, dove pubblicò oltre 130 scritti, con cui sostenne la teoria del cd. “industrialismo di Stato” della Russia dell’epoca, in antitesi con  la visione filo-sovietica di Palmiro Togliatti con cui restò in contrapposizione fino alla morte, avvenuta nel 1970.

Oggi, a distanza di mezzo secolo, viene da chiedersi se nella sua intuizione, non sia forse possibile cogliere la premessa della nascita del nuovo socialismo, al pari di quanto innegabilmente è dato rinvenire nelle tesi dell’anarchico Malatesta e se non sia il caso di una rilettura delle idee di entrambi questi scomodi personaggi, per cristallizzarne la parte propositiva, il cui seme ha costituito il germoglio per i decenni successivi, alla ricerca di una società più giusta e a misura d’uomo, tuttora in corso !

                                                          ( Mario Romano)